Il racconto di Andrea

Madonna del Colletto Roccaforte Mondovì

Roccaforte Mondovì e Madonna del Colletto

Il colle del Mortè Il colle del Mortè

Il colle del Mortè

Pradeboni Pradeboni

Pradeboni

Colletto del Moro Salita al Colletto

Il colletto e Colletto del Moro

Colle Fauniera Colle Fauniera

Colle Fauniera

Colle di Sampeyre Colle di Sampeyre

Colle di Sampeyre

Colle dell'Agnello Colle dell'Agnello

Colle dell'Agnello

Colle dell'Izoard Colle dell'Izoard

Colle dell'Izoard

Colle del Vars Colle del Vars

Colle del Vars

Col d'Allos Col d'Allos

Col d'Allos

Col des Champs Col des Champs

Col des Champs

Col de la Cayolle Col de la Cayolle

Col de la Cayolle

Col de la Bonette Col de la Bonette

Col de la Bonette

Colle della Lombarda Colle della Lombarda

Colle della Lombarda

Lunedì 2 luglio 2012: un giorno importante!

Ho programmato la sveglia alle 6,30 per poter svolgere con la giusta calma ed attenzione tutte quelle operazioni preliminari che si fanno prima di una partenza di un giro in bici impegnativo, ma che oggi sono fondamentali, come un'abbondante colazione che consumo subito in modo da aver il tempo di assimilare tutti i nutrienti necessari per la prima parte della pedalata e soprattutto per partire con lo stomaco svuotato e rilassato.
Poi passo al controllo del mezzo; alla verifica di tutto l'equipaggiamento previsto e per ultimi preparo i viveri, ponendoli nella borsa in un ordine ben preciso. Ogni gesto è mosso dal pensiero fisso di "non sbagliare nulla", fin dalla più piccola cosa.

Ore 10,00 Tutto è a posto! Posso partire.

… allaccio il sottogola del casco e mi viene in mente lo stesso gesto fatto tanto volte alle partenze delle prove speciali dei rallies a fianco del mio pilota; è un'emozione forte;
spingo la tacchetta della scarpa nell'attacco del pedale;
aggancio anche l'altro e il rumore sequenziale tipico di ogni partenza assume un significato particolare; da questo momento sarò una cosa sola con la mia bicicletta per un tempo che ora mi può soltanto sembrare infinito!

La prima salita

Lascio il centro di Roccaforte, il mio paese e seguo le indicazioni per Lurisia.
Il cielo è ovunque nuvoloso, cupo e non promette nulla di buono. La temperatura è quasi fresca, così da non sudare troppo. Qualche sprazzo di sole lascia sperare in un miglioramento.

Dopo soli 2,5 km sono sulla prima salita del Colle del Mortè e scendo in Valle Pesio. Mi accorgo di non aver filmato il mio arrivo sul primo colle: pazienza. Senza entrare nell'abitato di Chiusa di Pesio svolto a sinistra e vado ad affrontare la salita di Pradeboni, alle pendici della Bisalta; la montagna a due punte che vedo ogni mattina dalla finestra di casa mia. Le sensazioni sono buone; le mie gambe girano bene. Scendo rilassato affrontando con calma le tante curve veloci che conosco a memoria. Sono già fra le case di Peveragno e sto pedalando lungo il viale alberato della circonvallazionein direzione di Boves e poi alla frazione Cerati dove inizia la salita più corta, ma più dura (22%) di tutto il giro: è il Colletto del Moro
L'affronto cercando di sprecare meno energie possibili, ma è inevitabile alzare il battito cardiaco.
In cima filmo lo scollinamento con il mio iPhone e così mi impongo di fare su ogni colle che valicherò, come prova inconfutabile del mio passaggio.

YouTube Colletto di Pradeboni
YouTube Colletto del Moro

Un arrivederci alle valli di casa...

Sto scendendo verso Robilante e mi allontano piano piano dalle valli della Bisalta che si diramano a ventaglio sulla piana cuneese. Le ho attraversate tutte da ovest a est: la Valle Pesio, la valle Josina, la Valle Colla e ora la valle Vermenagna. Raggiungo Roccavione e svolto a sinistra risalendo la valle Gesso fino a Valdieri, nel cuore delle alpi Marittime. Sulla piazza del paese giro a destra e inizio la salita di "Madonna del Colletto" affrontando subito un paio di strappi impegnativi che mi portano in alto, fuori dal paese. Segue poi una serie di ampi tornanti, traversi e curve dalla pendenza sostenuta. Soltanto sul finale la strada si fa meno ripida. Sfilo l' iPhone dalla tasca e "schiaccio REC" sull'ultimo allungo che non sembra finire. La bianca chiesa della cima che si vede da lontano pare irraggiungibile, ma in breve scollino e inizio la divertente discesa.
In un tratto dove il bosco è meno fitto butto l'occhio verso il Vallone dell'Arma che risalirò fra poco e vedo dei minacciosi nuvoloni che mi mettono un po' di ansia. Scendo veloce verso il fondo valle con sicurezza, conoscendo questa strada metro per metro, ma nella foga rischio un pericoloso dritto e un istante dopo mi rendo conto che avrei potuto compromettere tutto per una leggerezza. Ora so con quanta prudenza dovrò affrontare le prossime impegnative discese.

YouTube Madonna del Colletto

Il temporale

Nella piazza di Demonte sistemo i panini nella maglia perché sia più facile servirmene e mi incammino verso il Colle Fauniera, il primo grande colle.
I nuvoloni neri e gonfi visti prima sono sempre lì. Sono un po' preoccupato, ma anche pronto ad affrontare tuoni, fulmini e magari anche un po' di grandine. Non posso fermarmi e attendere i capricci del tempo. Il Colle Fauniera è il primo della lunga serie di grandi colli che devo affrontare. È una salita interminabile, ma di grande fascino che risale il vallone dell'Arma. Nella prima parte si attraversano piccole borgate come San Giacomo, Fedio e Trinità seguendo dall'alto il percorso del torrente per poi salire con lunghi e ripidi traversi sui verdi pascoli di alta quota. Mi fanno compagnia i fischi delle marmotte che corrono velocissime, si rizzano sulle zampe posteriori a scrutare il pericolo, e spariscono in uno dei buchi delle loro tane. Intanto grosse gocce di pioggia iniziano a scendere e si allargano sull'asfalto. Incontro un ciclista olandese che, spaventato dal temporale, sta tornando indietro e mi consiglia di non proseguire. La pioggia si fa sempre più fitta mentre continuo a salire. È un tipico temporale estivo di alta quota che in pochi chilometri si esaurisce. Sul colle, ai piedi del monumento che il C.O.L. CUNEO ha fatto erigere in memoria di Marco Pantani, posso asciugarmi e prepararmi per la lunga discesa in Val Maira.
Scendo, ben coperto e senza fermarmi fino a Marmora dove mi rifornisco di acqua alla fontana di fronte al ristorante. Il tempo è migliorato, la temperatura è salita e si sta bene. In breve raggiungo il fondovalle a Ponte Marmora e svolto a destra in leggera discesa per poi risalire un po' tra le case di Bassura dove abbandono la statale e inizio la salita per il Colle di Sampeyre. Sono due le strade che portano lassù. Questa che sto percorrendo è la più panoramica e la meno ripida. L'altra si stacca dalla statale qualche chilometro prima e risale il vallone di Elva con tratti a maggiore pendenza, ma soprattutto è caratterizzata dalla presenza di ben dodici gallerie completamente buie. Le due strade si incontrano alla Costa Cavallina a circa cinque chilometri dal colle. Proprio qui incomincio a sentire le gambe stanche, ma per fortuna sono quasi al termine della salita. Sono già stato altre volte sul Colle di Sampeyre, ma è sempre un luogo bellissimo. Alle spalle i grandi prati della Valle Maira e di fronte il Monviso che con i suoi 3841 metri domina la Valle Varaita.

YouTube Inizio Colle Fauniera
YouTube Colle Fauniera
YouTube Colle di Sampeyre

La prima pausa

Mi copro e inizio la discesa che mi porterà alla prima pausa prevista dal mio programma. Giungo a Sampeyre con le braccia a pezzi, molto più provate di quanto sono state le gambe per la lunga salita. Il fondo stradale molto sconnesso per l'intera discesa mi ha messo a dura prova e non vedo l'ora di arrivare fondo.
Per fortuna almeno il tempo è tornato ad essere bello. È l'ora di cena e mi concedo un piatto di pasta, poi una doccia rigenerante e mi fermo un po' per lasciare che lo stomaco faccia il suo lavoro senza strapazzi…

Pedalando nella nebbia notturna

Riparto e risalgo la vallata che sono quasi le 21: mi aspetta la cima del Colle dell'Agnello a quota 2748 metri che più volte è stata la "Cima Coppi" del Giro d'Italia. La luce del giorno sta calando. Mi fermo e mi attrezzo per la notte: controllo le luci che ho sempre montate sia sul manubrio che sul casco, mi infilo le bande riflettenti, provo il funzionamento della luce rossa sotto la sella. È tutto a posto. Mentre costeggio il lago artificiale di Pontechianale mi sento tranquillo. Superato il piccolo borgo di Chianale mi fermo un attimo all'altezza del vecchio posto di confine proprio vicino alla barra che una volta era sempre abbassata. Punto la luce che ho sul casco il più lontano possibile per cercare un riferimento, ma intorno a me, all'improvviso, soltanto un muro bianco di nebbia che mi nasconde tutto, anche i rumori. Impiego circa un'ora a percorrere l'intera salita immerso completamente in quella nebbia e la sensazione di pace e solitudine è totale. Poco prima dell'ultimo tornante la nebbia svanisce di colpo così com'era venuta e la luna piena rischiara tutt'intorno. Il cielo è meravigliosamente stellato. I profili delle cime che mi circondano dall'alto sono nettissimi: posso vedere ogni cosa anche senza le luci della bici. Il Garmin segna 3 gradi. Scollino qualche metro per mettermi in qualche modo al riparo e potermi vestire e poi giù. Le condizioni sono perfette per una discesa veloce e in sicurezza. Il fondo stradale è ottimo e le strisce bianche laterali permettono di seguire la strada senza troppa fatica. Supero le strette case di Fontguillard e senza soste arrivo a Ville-Vieille al termine della discesa. Svolto a sinistra e supero la breve salita di Chateaux Queyras. Ancora un po' di leggera discesa e poi finalmente il bivio per il Colle dell'Izoard. Nella lunga e veloce discesa dal Colle dell'Agnello ho patito molto il freddo e non vedo l'ora di ricominciare una nuova salita per riscaldarmi.

YouTube Colle dell'Agnello

Eccomi allora subito accontentato…

Superata la piana di Avrieaux inizio la salita vera e propria. Sono nel pieno della notte e fisicamente mi sento bene. La mente è libera e le gambe spingono quasi da sole. Il fisico risponde bene alla fatica e ciò mi rincuora. Sento di poter affrontare il colle senza particolare difficoltà. Mi fermo il tempo di una foto al monumento di Coppi e Bobet alla Casse Deserte e poi proseguo con un briciolo di emozione… Sulla cima del Colle d'Izoard accumulo altro freddo che si aggiungerà a quello della discesa e che mi porterò dentro fino alla sosta di Jausiers.

YouTube YouTube Colle dell'Izoard

Un compagno di pedalata

Sono in anticipo sulla mia ipotetica tabella di marcia. Devo avvisare il mio amico Gino con il quale dovrei incontrarmi a Guillestre verso le 6. Gino è in vacanza sul lago di Serre Ponçon con la moglie Giovanna e molto volentieri si è offerto di accompagnarmi sulla salita del Col de Vars. Pensare di poter incontrare persone amiche e scambiare qualche parola dopo un intera notte di solitudine mi da forza e mi carica. La strada che scende da Briançon è molto ampia e veloce. Non l'ho mai percorsa prima e non so valutare con precisione il tempo di percorrenza, ma alle 5 e qualche minuto svolto a sinistra alla grande rotonda proprio sotto la rocca di Mont Dauphin. Gino e Giovanna sono lì ad aspettarmi. È una gioia vederli, ma intirizzito dal freddo e un po' assonnato forse non riesco a dimostrarlo pienamente. È dal Colle dell'Agnello che non riesco a scaldarmi, praticamente l'intera notte, ed è questo forse il problema maggiore che ho dovuto affrontare fino ad ora.
Con Gino facciamo sosta nella piazzetta di Guillestre per riempire le borracce e poi iniziamo insieme la salita. Filmandomi con la sua telecamera improvvisa un intervista e mentre parlo non penso alla stanchezza e mi pare che passi anche il sonno che in quel momento mi toglieva ogni forza. Salgo su per il Col de Vars a bassa velocità, ma ad un ottimo ritmo di pedalata. Siamo quasi a Le Claux e devo mangiare, ma un forte senso di nausea me lo impedisce. So che devo sforzarmi di farlo perché se non integro nei giusti tempi i nutrienti, rischio una crisi da cui sarebbe dura uscirne. È importante e fondamentale in questi sforzi così prolungati rispettare i tempi per mangiare e bere. Provo con una manciata di mele secche che Gino mi ha appena passato e riesco con mio stupore a masticarle e deglutirle senza problemi. Ormai è giorno già da un po' quando arriviamo sul colle. Continuo a sentire freddo in ogni parte del corpo; non riesco a scaldarmi e il pensiero della prossima discesa mi fa venire i brividi. Spero che il freddo almeno mi svegli un po', perché il sonno mi sta di nuovo conquistando. Rassicuro la mia famiglia attraverso il cellulare che tutto va bene e poi registro ancora una volta l'ennesimo arrivo sull'ennesimo colle. Questa volta, oltre al filmato ho anche un amico come testimone.

YouTube Col de Vars

La prima dormita

Mi butto giù a capofitto per togliermi questa "incombenza" nel più breve tempo possibile, ma devo subito rallentare perché il freddo mi irrigidisce sempre più ogni parte del corpo. E sarà anche peggio nella parte di fondovalle lungo il torrente Ubaye completamente in ombra. Mi sono coperto con tutto ciò che avevo a disposizione, ma non riesco a superare i 20 chilometri all'ora. È un momento interminabile e penso alla lunga notte trascorsa e a tutta la strada fatta fin qui, ma penso anche a tutta quella che rimane ancora da fare. Il sole che illumina le case di Jausiers sembra riscaldarmi e rincuorarmi un po'. Ci fermiamo di fronte all'hotel dove potrò dormire un po'. Saluto Gino con una certa emozione e entro subito in albergo. Avrei voluto esprimergli il mio grazie con tante parole, ma non ne trovo più. Sono sicuro che lui capirà. Sono stravolto dal sonno, dal freddo e dalla fatica.

Ho ripristinato i panini e sono di nuovo in bicicletta. Devo affrontare i tre colli: Col d'Allos, Col des Champs e Col de la Cayolle. A tempo di record ho fatto una doccia calda, ho mangiato e mi sono coricato per un' ora e quaranta minuti, anche se mi è sembrato di contare fino a "quattro" quando, ahimè, la sveglia suonava di nuovo. Al solo pensiero di ritornare la fuori mi veniva da piangere. Forse qualcosa avevo recuperato, ma mi sentivo distrutto. Emotivamente ero abbastanza preoccupato dal fatto che il sole fosse così caldo ed ero già abbastanza "suonato" per sopportare anche il disagio della calura.

YouTube YouTube Col d'Allos

Si riparte per affrontare tre colli francesi

La giornata era bellissima, il cielo terso, non c'era una nuvola. Il caldo era però davvero eccessivo e la salita al Col d'Allos è stata come pensavo molto dura più per il sole che picchiava che per la fatica della pedalata. Per fortuna la lunga discesa verso Colmars mi ha rigenerato un po' e ricomincio a stare sempre meglio e a riacquistare fiducia in me stesso. Salgo verso il Col des Champs con regolarità. La velocità non è mai alta, ma il ritmo di pedalata è ottimo. È una salita che si svolge prevalentemente nel sottobosco, tranne gli ultimi 3-4 km. Il tempo è buono e la temperatura è sopportabile. Il caldo patito sulla prima salita di stamattina è ormai un ricordo. La solita breve pausa sul colle, il filmato e poi giù verso la prossima ascesa. Non mi rendo conto di tutto il dislivello fatto fino ad ora. Non ci penso nemmeno. Ma se penso a ciò che devo ancora affrontare mi vengono i brividi; i dubbi sulla tenuta del mio fisico si accavallano alle certezze dettate solo dalla determinazione di portare a termine il mio progetto, talvolta i primi sembrano vincere la sfida.
Per fortuna questi pensieri durano solo qualche istante. Devo concentrarmi sulla guida per non compromettere tutto con qualche stupida disattenzione. In fondo alla discesa riempio bene le due borracce perché questo è l'ultimo punto di approvvigionamento per salire al Col de la Cayole.
Il paesaggio è bellissimo lungo tutta la salita. Riesco ancora a mantenere un buon ritmo di pedalata e anche se la fatica è tanta mi sento ancora bene. Il sole non è più caldo come stamattina e raggiungo la cima nel tardo pomeriggio incrociando un discreto numero di ciclisti.
La discesa che mi porta a Barcelonnette è invece infinita, di quelle che non terminano mai e quasi mi fa soffrire più dell'ascesa con quel suo fondo incredibilmente sporco, sdrucciolevole, pieno di ghiaia: un lungo tratto in cui la tensione sale moltissimo per la paura di cadere ad ogni curva.
Tiro un sospiro di sollievo quando raggiungo il fondovalle da dove ero partito il mattino. Percorro a ritroso la strada per Jausiers dove mi fermo al solito posto per mangiare e farmi una doccia. Nel lavarmi mi accorgo che il gluteo sinistro è gonfiato a dismisura preoccupandomi non poco. Se penso al lungo percorso che ancora devo affrontare e alla seconda notte che mi aspetta, mi si accappona la pelle. Ma non posso fermarmi qui, proprio ora. Cerco di non pensarci e mi ributto a capofitto nell'avventura: ripristino dei panini, preparazione e controllo dell'attrezzatura, verifica del funzionamento di tutte le luci, strisce catarifrangenti e in pochi minuti sono di nuovo in strada sulle prime rampe verso il Col de la Bonette.

YouTube Col des Champs
YouTube Col de la Cayolle
YouTube Col de la Bonette

Il colle più alto

Faccio un bilancio della situazione e mi accorgo che in fin dei conti mi rimangono solo più due salite, anche se lunghe, da superare. Ciò che affronterò dopo non lo tengo nemmeno in considerazione: verrà e basta. Quando sarò in Italia potrò pensare quasi con certezza assoluta di avercela già fatta. Mentre pedalo, però ogni tanto mi assale ogni tipo di dubbio: oltre alla preoccupazione per il gluteo gonfio ho paura di essere assalito da qualche cane lasciato libero vicino alle case o alle stalle che incontro sulla prima parte di questa lunga salita e ciò mi procura una certa tensione e nervosismo.

Il cielo è stellato e c'è la luna piena, in lontananza vedo le luci del fondovalle allontanarsi mentre pedalo immerso in un silenzio di tomba.

A pochi chilometri dal colle passo accanto a dei camper parcheggiati e penso ai suoi occupanti che stanno dormendo al calduccio del tutto ignari che qualcuno stia pedalando da solo in piena notte. Giungo sul colle che è l'una e trenta e ci sono 3 gradi sopra allo zero: esattamente come la notte precedente sul Colle dell'Agnello, ma la sensazione è di un freddo meno intenso: l'aria è secca. A testimonianza del mio passaggio sono costretto a filmare in mezzo al buio totale l'unico cartello stradale presente al bivio di Restefond che indica "Jausiers", da dove sono appena arrivato.
Addento un panino e mi butto giù sulla lunga e buia discesa verso Saint-Etienne De Tinée.

Il freddo

Dopo qualche chilometro avverto una strana vibrazione venire dal posteriore. Rallento un po' e cerco di capirne la causa. La vibrazione cessa, ma come mi rimetto in posizione da pedalata dopo qualche secondo ricomincia. Non riesco a capire cosa possa essere. Mi era già capitato con il portapacchi appeso alla sella, ma ora non ce l'ho montato. Provo i freni, ma funzionano alla perfezione. Rallento ancora e verifico l'attacco dei parafanghi… sono perfettamente fermi e ben saldi al telaio. Soltanto dopo un'attenta valutazione mi accorgo che la vibrazione non è provocata dalla bicicletta, ma bensì dalla mia gamba destra che dal freddo non smette più di tremare.

Rincuorato dal fatto di non avere problemi con la bici decido di fermarmi ed indossare i copripantaloni in Gore-Tex, avrei dovuto indossarli già dall'inizio della discesa. A Saint-Etienne de Tinée devo mangiare, per forza, ma ho talmente freddo che mi riesce quasi impossibile. Me lo impongo e con un po' di energia in corpo la situazione sembra migliorare, anche se di poco. Risalgo in sella e ricomincio a pedalare sulla larga strada verso Isola. Nonostante sia in leggera discesa faccio molta fatica perché le gambe sembrano due pezzi di legno. Sto pagando l'errore di essere stato immobile per quasi tutta la discesa dalla Bonette. Mi rendo conto soltanto adesso di non aver mai pedalato e di essermi lasciato portare dalla bicicletta, più che averla guidata. Sono errori che si pagano cari. In queste situazioni i crampi sono in agguato, pronti a bloccare ogni tentativo di contrazione o rilassamento dei muscoli.
Per questo pedalo il più agile possibile e solo così, con il passare dei chilometri le gambe ricominciano a funzionare a dovere, anche se il freddo non me lo toglierò da dentro fino all'inizio della prossima salita.

La crisi di sonno

I primi chilometri verso il Colle della Lombarda, che ha inizio proprio dalla piazzetta del piccolo paese di Isola, sono davvero duri. Sarà per la pendenza o per le gambe piene di acido lattico accumulato nelle salite precedenti, ma faccio una fatica indescrivibile.
La salita è una di quelle impegnative e venendo quasi al termine del giro mi sembra davvero un muro insormontabile. Cerco di stringere i denti e continuare, ma a circa metà salita arriva la prima vera crisi di sonno: non riesco a tenere gli occhi aperti, il ritmo delle pedalate diminuisce e addormentandomi per alcune frazioni di secondo rischio di cadere dalla bicicletta. Decido di procedere a piedi, camminando mi mangio due panini raccogliendo tutta l'energia rimasta e cerco tutte le motivazioni possibili per avere la forza mentale di continuare e non mollare!
Al di là di questo colle c'è casa mia. Mi basta arrivare lassù e la cosa è quasi fatta. Poi il resto viene da sé. Il cielo si sta schiarendo perché il terzo giorno di quest'avventura sta arrivando e sarà anche l'ultimo capitolo. Stasera sarò nel mio letto e penserò a tutta questa fatica con la mente completamente libera. Non ci vuole molto. Pochi chilometri e sarò in cima.
Risalgo in bici e ricomincio a pedalare con una buona frequenza, mi concentro con tutto me stesso: soltanto questo. Ascolto il mio cuore, il mio respiro, la tensione dei miei muscoli e così il sonno se ne va. Faccio comunque una gran fatica. La larga strada che attraversa la stazione turistica di Isola Duemila sembra non terminare. Poi le ultime grandi curve che precedono il colle e poi finalemente arrivo sulla cima del Colle della Lombarda che è già giorno da un pezzo. Sono le 6:25 del mercoledì e ci sono 2 gradi. Il tempo è stupendo. Il vallone di Sant'Anna che degrada verso la Valle Stura è, come sempre, spettacolare, grandioso.

YouTube Colle della Lombarda

Profumo di casa

Passo l'ipotetica linea di confine e mi sento già a casa, anche se la strada da fare è ancora molta, ma ormai il più è davvero fatto.
L'ultimo dei grandi colli lo sto lasciando alle spalle. Ben coperto e con i copripantaloni a scaldarmi le gambe scendo veloce. Sarà per il freddo o per l'adrenalina della discesa affrontata a tutta, ma il sonno è finalmente passato e sono già a Vinadio, in valle Stura.

Dentro di me inizio a sentire "profumo di casa" e questo mi provoca una strana sensazione, un misto di gioia e una carica adrenalinica inaspettata. Così faccio due conti e mi accorgo che "tirando tutto cosa posso" dovrei farcela a stare nelle 49 ore.
Mi rendo conto di essere incorreggibile. Non mi basta portare a completamento l'intero percorso, voglio vincere anche questa nuova sfida. Le possibilità di farcela ci sono: devo provarci. Questo è il mio carattere e ora so che non mi tirerò indietro fino all'ultimo chilometro.
Non perdo altro tempo e giù: Aisone, poi Demonte e finalmente Festiona. Riempio la borraccia, ma non troppo. La salita che mi aspetta non è lunga e non mi servirà tutta quell'acqua: meglio essere più leggeri sulle dure rampe della Madonna del Colletto. L'aria è frescolina, quasi fredda, ma è meglio così, almeno posso spingere senza sudare troppo; butto l'occhio sul Garmin e con rammarico mi accorgo che nonostante stia spingendo parecchio, il cuore non sale sopra le 135 pulsazioni, brutto segno! Non ho più glicogeno da bruciare, dovrò arrancare come posso. Cerco allora di mangiare un po' di più e continuo col mio ritmo. Giungo allo scollinamento alle 8:36; filmo il passaggio senza fermarmi e inizio la discesa senza coprirmi.
Ormai non ci sono più problemi di freddo perché siamo ad altre quote, più basse rispetto alle discese passate.
Sul fondovalle cerco anche la posizione aerodinamica migliore abbassandomi il più possibile, ma un forte dolore alla cervicale me lo impedisce.

YouTube Madonna del Colletto

Le ultime fatiche …

Attraverso senza sosta il centro di Robilante. Mi fermo solo all'attacco della Colletta del Moro per prendere ancora un po' di acqua senza riempire comunque la borraccia. Meno male che il versante più duro (22%) l'ho fatto all'andata! una tale pendenza ora poteva essere fatale. Sono le 9:34 e inizio la discesa facendo molta attenzione. È un tratto di strada molto insidioso per la pendenza estrema, per la ristretta sede stradale e per i tornanti e le curve strette rese cieche dal fitto bosco. Devo considerare, soprautto, che a questo punto i miei riflessi non sono più al massimo e anche il più piccolo degli errori potrei pagarlo caro, proprio adesso che sono quasi a casa.
Finalmente ritorna un po' di pianura fra le case di Boves fino ai piedi del breve strappo che precede l'abitato di Peveragno. Il morale è alto e quasi senza rendermene conto sono già sulle rampe della salita per Pradeboni. Mi guida la voglia di arrivare, la gioia di avercela quasi fatta. Tutto questo mi aiuta a superare i dolori di ogni tipo che comunque sto sentendo provenire da tutte le parti del corpo. Faccio fatica e anche tanta, ma non la sento più. Fra poco sparirà. Fra poco sarà tutto finito. Scollino, filmo e passo veloce di fronte alla chiesa di Pradeboni, sono da poco passate le 10:30.

Sono già in Valle Pesio, svolto a sinistra e poi a destra e al termine della strada di Gambarello sono ai piedi dell'ultima salita.
Mi vengono i brividi per l'emozione. Un ultimissimo breve sforzo e poi avrò terminato e realizzato il mio sogno e lo faccio con le lacrime negli occhi, ma con una grinta bestiale. Non mi lascio vincere dall'emozione e spingo con tutta la forza rimasta. Sono in cima! Per la seconda volta sul piccolo Colle del Mortè che non è mai stato così grande. Solo ora posso dire di avercela fatta. Adesso si che è tutto finito. Mentre la bicicletta corre veloce verso casa mi lascio andare ad un pianto liberatorio inaspettato. Sto piangendo come un bambino. Tutta la tensione accumulata durante il giro sta venendo fuori: tutti i sacrifici e le privazioni affrontati per poter preparare al meglio questa impresa personale mi tornano alla mente.

YouTube Colletto del Moro
YouTube Colletto di Pradeboni

CE L'HO FATTA!!!

Dire che sia contento è sicuramente poco. Vorrei gridare forte che sono qui, che ho fatto tutti quei chilometri e tutti quelle migliaia di metri in salita, che non ho dormito, che ho patito un freddo incredibile… e che… CE L'HO FATTA!!!!!!
In 48 ore e 58 minuti I in completa autosufficenza I percorrendo 633 km, oltre 17000 metri di dislivello e dormendo circa 1 ora e 40 minuti.

YouTube Roccaforte Mondovì